Cos’è il “Mastered for iTunes”

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Ho ricevuto pochi giorni fa la comunicazione da parte di Apple della mia inclusione nella “whitelist” di fornitori autorizzati alla creazione di master “Mastered for iTunes”. Approfitto dell’occasione per descrivere di cosa si tratta e quali sono i vantaggi.

iTunes Store è senza dubbio il più famoso negozio di musica online del mondo. Creato da Apple nel 2003 ha contribuito a rivoluzionare, nel bene e nel male, il modo di distribuzione della musica digitale. Con oltre 300 milioni di dispositivi iOs in grado di riprodurre la musica da loro gestita Apple ha indirizzato il mercato verso l’utilizzo del formato AAC, presente nello store in due formati: l’originale a 128 kbps e il successivo iTunes Plus con un VBR a 256 kbps. Nel 2012 Apple ha lanciato il programma “Mastered for iTunes”, una serie di linee guida e di strumenti per professionisti del settore con l’obiettivo di garantire una alta qualità del materiale venduto ai propri clienti.

Ma cosa significa esattamente “Mastered for iTunes”?

Sul proprio sito internet Apple ha pubblicato un documento (scaricabile qui: Mastered for iTunes) che spiega le basi del processo di conversione in AAC e della loro visione tecnica riguardo la masterizzazione.

In questo documento Apple non delinea con precisione delle caratteristiche tecniche necessarie per ottenere questa sorta di certificazione ma detta delle linee guida che sono (o dovrebbero essere) già patrimonio di ogni operatore del settore, con l’intenzione esplicita di mettere un freno alla devastante consuetudine ormai in voga da troppi anni di spingere il volume delle masterizzazioni a livelli da panico. Il sistema di codifica AAC prevede infatti anche un’analisi del brano ed estrapola un’informazione sul livello medio del contenuto. Questo dato viene immagazzinato nei metadata del file e permette al lettore di adeguare il volume di uscita in modo da livellare i brani per un ascolto omogeneo. Nessuna compressione del suono quindi ma un sistema, già utilizzato in passato nel cinema anche da Dolby e DTS, che prevede che sia il riproduttore ad adeguare il guadagno rispetto alle indicazioni fornite dal file stesso. E’ prevista anche l’analisi dell’album nella sua interezza per mantenere intatta la dinamica tra brani dello stesso prodotto musicale. Tutto questo per contrastare, come dicevamo, gli effetti devastanti della cosiddetta “loudness war”, in primis la distorsione dovuta all’avvicinarsi troppo al limite fisico di conversione: se infatti in studio si utilizzano dei convertitori di prim’ordine in grado di sostenere dei livelli molto alti lo stesso non si può dire di quelli presenti nei lettori consumer e smartphone. In questi dispositivi infatti l’avvicinarsi troppo alla famigerata soglia dello 0dBfs in fase di riconversione può causare distorsioni anche molto pesanti con conseguente affaticamento nell’ascolto. Apple quindi consiglia di lasciare almeno 1 dB di headroom nel file audio per fare in modo che sia i processori di conversione AAC che i riproduttori abbiamo spazio sufficiente per non saturare. A questo riguardo ha incluso tra gli strumenti di codifica (disponibili gratuitamente qui: Apple Audio Mastering Tools) un plugin AU in grado di verificare un file audio e fornire un report dettagliato degli eventuali clip e intersample clip. E’ inoltre possibile ascoltare in tempo reale la codifica AAC ed adeguare il mastering di conseguenza. Ovviamente questo non risolverà il problema della ipercompressione, sarebbe anche tecnicamente difficile per Apple definire quando un prodotto è troppo schiacciato, quindi si limita sostanzialmente a dire: lasciate un buon range dinamico che sia rispettoso del prodotto ed adeguato al genere musicale, non comprimete solo per il volume tanto i metadata lo riporteranno ad un volume medio accettabile. Meglio di niente.

Rispetto alla risoluzione dei file audio, Apple consiglia di mantenere la più alta possibile, senza ovviamente fare un upsampling che sarebbe chiaramente inutile e solo dannoso. Tutti gli AAC creati da Apple sono dei 44.1Khz quindi il programma di conversione (incluso nel pacchetto software già menzionato) farà un downsampling di tutti i file a campionamento più alto con un algoritmo di altissima qualità. Anche per quanto riguarda la risoluzione dinamica vale lo stesso discorso, quindi consigliano di mantenerla alta all’ingresso del convertitore, quindi 24 bit o 32 bit.

La mia riflessione riguardo a quest’ultimo punto è che è preferibile ricampionare, se necessario, prima del limiting. Infatti un’operazione di downsampling su un prodotto già limitato potrebbe creare distorsioni più dannose del misero vantaggio della risposta in frequenza su una parte di spettro per noi non udibile. Se all’interno del processo di mastering è prevista una catena analogica la cosa migliore a mio parere è riprodurre alla frequenza originale, convertire in analogico, passare tramite i processori analogici di mastering, ricampionare in digitale a 44.1Khz e qui applicare il limiting necessario. In questo modo non dovremo subire alcun processo di downsampling e sfrutteremo al meglio tutte le fasi del processo di masterizzazione.

Per approfondire: https://www.apple.com/it/itunes/mastered-for-itunes/

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